Ricerca alla Duke University. Utilizzati metamateriali top secret.
Esperimento negli Usa: cilindro in rame scompare alla vista.
MILANO - Forse affascinati da Harry Potter, capace di scomparire tra le oscure torri del castello di Hogwarts, o dallo scudo che in Star Trek i Klingon generano per rendere invisibili le loro astronavi, il risultato è che gli scienziati della Duke University (Usa) sembrano davvero aver conquistato l’invisibilità.
È solo un primo passo, naturalmente, ma il cilindro di rame posato sul tavolo del laboratorio è davvero scomparso quando è stato avvolto da un materiale la cui identità è tenuta rigorosamente segreta.
RICERCA - «Finalmente funziona », spiega soddisfatto David Smith, alla guida di un gruppetto di ricercatori all’apparenza impegnati più in un gioco fantastico che in una seriosa ricerca. Niente di più vero, invece, questa volta; e la chiave della vittoria sono dei «metamateriali » da loro inventati partendo dai risultati teorici ottenuti nel maggio scorso da John Pendry dell’Imperial College di Londra.
Le caratteristiche non vengono rivelate, dati gli interessi prima di tutto militari che la scoperta riveste.
Tuttavia si sa che hanno proprietà elettriche e magnetiche alterate e sconosciute rispetto a qualsiasi tipo di sostanza finora esistente. Così è accaduto che il cilindro di rame sul tavolo del laboratorio americano irradiato con onde elettromagnetiche molto piccole (come le microonde di un radar) non venisse più visto, scomparisse, perché lo specialissimo rivestimento, invece di far rimbalzare le onde elettromagnetiche come avviene nella norma, le deviava.
Come in un torrente quando un flusso d’acqua incontra un masso e lo aggira proseguendo oltre.
SOGNO — Questo materiale non ha niente a che fare con quello adoperato dagli aerei invisibili americani che invece assorbono le radiazioni, e non ha nulla da spartire con gli esperimenti condotti da almeno mezzo secolo; perché tutti inseguono il sogno dell’invisibilità, percorrendo anche strade diverse, talvolta stravaganti.
Come la vernice al glicerolo con la quale uno scienziato texano rendeva momentaneamente trasparenti i tessuti delle sue cavie. Oppure i test all’università di Pennsylvania grazie ai quali si riusciva a «non far apparire» gli oggetti con un effetto di lente generato da alcuni minerali, o le prove all’università di Tokyo con un impermeabile che mostrava davanti ciò che era nascosto dietro usando una combinazione di stereocamere e specchi.
Ora David Smith pare aver imboccato la strada giusta, che sarà molto lunga, perché arrivare a rendere invisibili gli oggetti percepiti dai nostri occhi è molto più difficile rispetto alle microonde. Ma, scoperto il principio, si tratta solo di approfondire.

