Riciclaggio, frode e violazione delle leggi sul gioco: sono questi i capi d’accusa con cui l’Fbi americana ha confiscato i domini decretato lo stop e confiscato i conti di cinque siti di poker online. Tra questi anche nomi di primissimo livello a livello mondiale, i frequentatissimi PokerStars, Full Tilt Poker e Absolute Poker.

Centrale, nella vicenda, sarebbe la violazione della cosiddetta
UIGEA (Unlawful Internet Gambling Enforcement Act), legge emanata dal governo Bush nel 2006, la quale prevede - tra le altre cose - il divieto per le banche e per i network delle carte di credito di accettare transazioni economiche collegate con il gioco d’azzardo. Collegati a questo ci sarebbe anche un ammontare monstre di introiti illeciti, quantificabili in 3 miliardi di dollari.
Un divieto - stando a quanto si legge nel provvedimento di confisca del Bureau - che gli operatori incriminati erano riusciti ad aggirare con diversi escamotage.
Oltre a sanzioni milionarie, i manager dei servizi sotto accusa rischiano condanne severissime con pene che potrebbero arrivare anche a 30 anni.
Resta da capire se la questione avrà o meno qualche contraccolpo anche in Italia, soprattutto per quanto riguarda la filiale locale di PokerStars legata a doppio filo con la sede statunitense.
