Un milione di chiamate telefoniche: questo lo scoppiettante bilancio del primo giorno di attività del nuovo servizio disponibile dal suo popolare programma di posta elettronica. L'ultima frontiera della comunicazione on line made in
Mountain View è quindi subito e parecchio piaciuta agli utenti americani di
Google a differenza, rimarcano maligni alcuni addetti ai lavori, di altre sfiziose novità come
Google Wave o Google Buzz.

L'annuncio, che non ha fatto certo piacere a quelli di
Skype, lo ha dato ieri con evidente soddisfazione la stessa società californiana nella sua pagina su
Twitter e c'è già chi fantastica sui possibili sviluppi di questo servizio citando le statistiche: se ogni americano medio effettua una decina di telefonate al giorno (una ricerca del 2008 rilevò che le chiamate mensili procapite erano 208) è realistico pensare che una delle 3mila comunicazioni effettuate nelle ultime 24 ore negli Usa sia stata effettuata attraverso la nuova funzionalità di Gmail.

Il servizio, ricordiamolo, è gratuito per le chiamate verso numeri degli Stati Uniti e del Canada e prevede un costo limitato per quelle verso altri Paesi. Utilizza la stessa interfaccia del programma di posta elettronica e può essere integrato in modo opzionale con Google Voice per ricevere (sul numero associato a questo servizio) le telefonate in entrata. In attesa di capire come si comporteranno gli utenti nell'immediato futuro, appunto Skype e gli altri provider di servizi Voip sono avvisati.
I numeri in gioco, in effetti, sono stratosferici: 186 milioni le persone che utilizzano attivamente il programma di posta elettronica di Google e 220 milioni quelle attive sul più popolare servizio Voip al mondo. Le potenzialità della nuova soluzione di Mountain View, che ha dalla sua il grande vantaggio di abilitare chiamate a numeri fissi e mobili direttamente dalla propria casella e-mail e di avere costi molto contenuti (si parla di due centesimi di dollaro al minuto verso i numeri fissi e 15 centesimi verso i cellulari) per il traffico telefonico extra Stati Uniti e Canada, sono tante ma non è così scontato che possa insidiare l'attuale supremazia di Skype. Tutt'altro.
Al di là del credito di cui gode presso le più disparate categorie di utenti (24 milioni i nuovi "abbonati" registrati fra aprile e giugno), Skype ha dalla sua, secondo vari osservatori, capacità tecniche sulla carta superiori, non ultimo il fatto di poter essere utilizzato con buoni risultati anche da terminale mobile (e il supporto prossimo di Android, in tal senso, potrebbe essere un valore aggiunto non indifferente). Scalzare dalla poltrona il primo fornitore al mondo nel segmento delle chiamate internazionali, non sarà quindi per Google una passeggiata, visto e considerato che (lo dice un recente studio di TeleGeography) la quota di conversazioni condotte via Internet con la piattaforma Skype ha raggiunto il 12% di un totale di oltre 405 miliardi di minuti spesi in linea nel corso del 2009.
Le comunicazioni "Skype to Skype" sono inoltre aumentate del 51% nel 2008 e intorno al 60% l'anno passato, per un traffico complessivo di 54 miliardi di minuti. E se Gmail, come alcuni analisti credono, si candida a diventare la prima scelta degli utenti per le chiamate verso numeri extra nordamericani, dovrà convincere gli utenti della bontà della sua offerta al cospetto di quella del servizio rivale, che giusto prima dell'estate ha rivisto i propri abbonamenti mensili per chiamare i numeri fissi e i cellulari di tutto il mondo introducendo sensibili riduzioni di listino (le chiamate per quasi tutte le destinazioni partono da un centesimo di euro al minuto) con pacchetti a tempo o tariffe flat "senza limiti" da uno fino a 12 mesi.
Google, nel frattempo, continua nel lavoro di rendere più funzionale e accattivante il suo motore di ricerca (da qualche giorno il search engine di Microsoft, Bing, è in servizio sui siti del network Yahoo!) ed ecco materializzarsi una nuova pagina per ospitare gli aggiornamenti in tempo reale delle ricerche relative alle cosiddette "breaking news". In sé non stiamo parlando di una novità in senso assoluto, già a dicembre infatti la società introdusse per prima il concetto di ricerche "real time" da fonti come Twitter o portali di informazione attivando un'apposita finestra capace di far scorrere in automatico i vari update, e la pagina di cui sopra è di fatto un'evoluzione di quel primo tentativo.
Il nodo, ancora irrisolto anche da Bing (che sfrutta una pagina separata per visualizzare gli aggiornamenti delle query effettuate sui social network), è proprio quello di poter processare e organizzare in tempo reale e in modo rilevante contenuti dinamici su pagine Web statiche. L'obiettivo di Google è comunque esplicito: poter offrire agli utenti gli aggiornamenti come tradizionali risultati di una ricerca (con la possibilità per gli internauti di filtrarli secondo appositi parametri) e non su una pagina Web ad hoc che scompare dopo una mezz'ora dalla sua prima attivazione come avviene ora.
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