Le persone raccontano più bugie quando scrivono in rete, uno studio rivela perché
Che negli ultimi anni
internet sia diventato, almeno in parte, un orrendo calderone ribollente
falsità è chiaro più o meno a chiunque, dai semplici utenti devoti all’informazione fai-da-te ai geniacci che si piccano di creare macchine della verità per la rete. Oggi però, un nuovo studio condotto dalla
Sauder School of Business della
University of British Columbia fornisce qualche indizio sul perché: le persone tendono a mentire più a cuor leggero quando scrivono SMS, tweet e status update rispetto a quando parlano al telefono, davanti a una telecamera o con un interlocutore reale.

Per valutare quello che potrebbe suonare come un dettaglio intuitivo, i ricercatori della Sauder hanno reclutato
170 studenti universitari e li hanno sottoposti alla simulazione di un’operazione di borsa. Il pool di cavie è stato diviso in due gruppi, da una parte i broker, dall’altra i compratori. Compito dei broker era di vendere il maggior numero possibile di stock, quello dei compratori era di procurarsi gli stock di maggiore valore, a seconda del risultato ai partecipanti veniva garantito un compenso monetario reale. Fin dall’inizio dell’esperimento, i broker sapevano che le azioni erano destinate a perdere metà del loro valore, i compratori lo venivano a sapere solo a esperimento concluso. Le cavie venivano indotte a interagire tra loro in quattro modi diversi: tramite videochat, chat testuale, conversazioni audio o
conversazioni faccia a faccia.
I risultati sono in parte prevedibili, in parte illuminanti. La probabilità che il broker inganni il compratore si è rivelata del 95% superiore nelle transazioni testuali che in quelle video. Un risultato atteso, dato che i messaggi scritti erano il mezzo di comunicazione che, tra i quattro, garantiva una maggiore anonimità (percepita, se non altro). Quello che era meno prevedibile è che la probabilità che il broker menta al compratore tramite chat testuale sia solo del 31% superiore rispetto alle transazioni faccia a faccia. In poche parole i partecipanti si facevano molti più scrupoli a mentire quando si trovavano in una videochat rispetto a quando si trovavano ad affrontare una persona in carne e ossa.
“Ci eravamo attesi che le conversazioni testuali avrebbero registrato una maggiore tendenza alla bugia, ma non ci saremmo mai aspettati di vedere una tale propensione alla verità nelle interazioni video.” spiega
Ronald Centefelli, uno degli autori dello studio “In qualche modo, il video aumentava nello studente broker la sensazione di essere sotto osservazione, e questo lo portava ad essere più onesto.”
Oltre a svelare interessanti dettagli sulle nostre attitudini nei confronti dei diversi mezzi di comunicazione interpersonale, lo studio fornisce indicazioni utili a chi si trova ogni giorno a comunicare brutte notizie (o profondersi in scuse) a clienti insoddisfatti, utenti scocciati o fan frustrati. Il gruppo di ricerca ha infatti valutato come i vari partecipanti accoglievano la notizia di essere stati fregati. Chi aveva ricevuto la brutta novella via chat era del 20% più incline a infuriarsi rispetto a chi aveva appreso la cosa tramite video, telefono o di persona.
Insomma, dovendo dare una brutta notizia online, e volendo tenervi stretta la vostra utenza, fossi in voi mi affretterei a imparare a usare una webcam.
