Il web è il luogo dove il frivolo chiacchiericcio e la più documentata e feroce controinformazione si mescolano pericolosamente, sfumando i reciproci confini; e il fatto che le bufale internet riguardino in special modo il mondo di
facebook non dovrebbe tranquillizzare granché. Finché le false news riguardano l’ormai annosa questione di facebook a pagamento – o roba del genere – poco male; ma quando le bufale internet inquinano le notizie che circolano all’interno del social network ed attraverso le quali sempre più gente si informa, allora diventa pericoloso.

In questi giorni sta circolando un messaggio virale che invita a prestare attenzione al fatto che facebook avrebbe deciso di rendere pubblici i numeri di telefono degli utenti si chiede – come nella più classiche delle tradizionali “catene di sant’Antonio” – di inoltrare il messaggio. In realtà, l’evidenza – o meno – dei numero di telefono dipende dal settaggio che ogni utente ha della propria privacy.
Come sappiamo, la politica sulla privacy facebook – al momento – non è cristallina e non è semplice comprendere a pieno chi può vedere cosa e come si fa preservare alcuni dati specifici, ma – piuttosto che credere a simili baggianate – meglio informarsi su come nascondere ai noi amici determinate informazioni.
Le bufale internet non sono una questione da prendere a cuor leggero e – probabilmente – occorrerebbe verificare tutto ciò che leggiamo, attingendo almeno da quattro o cinque fonti. Le notizie – infatti – corrono velocissime sul web e, a volta, ci arrivano prima che siano confermate – semplicemente – si diffondono a macchia d’olio a prescindere dalla loro veridicità, e – spesso – finiscono per diventare più vero del vero.
Un tempo c’erano i coccodrilli nelle fogne di New York e dei pazzi scatenati sieropositivi che andavano infettando altre persone per puro diletto. Insomma, spesso la bufala è figlia dell’ignoranza, altre volte del desiderio che la vita abbia un che di magico, di mistico, altre volte è solo figlia della paura.
L’unico modo che abbiamo per contenere il fenomeno delle bufale internet e non diffondere news se – prima – non abbiamo verificato di persona l’effettiva presenza di fonti attendibili.
