Le investigazioni private, risalenti al periodo 2007-2008, erano state portate a termine con microspie e videosorveglianza. Agli arresti finirono 17 persone.Sono 29 le persone tra titolari di agenzie investigative, segretarie, detective, clienti committenti, tecnici esperti di intercettazioni, oltre a tre poliziotti ed un dipendente dell'Agenzia delle Entrate, che rischiano di finire sotto processo a Roma. Le accuse: investigazioni illegali, con interferenze illecite in vite private sfociate addirittura nella corruzione di funzionari pubblici.
A chiedere il loro rinvio a giudizio, per reati che vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, dall'intralcio alla giustizia alla falsa testimonianza, dalla rivelazione aggravata dei segreti d'ufficio all'accesso abusivo al sistema informatico del ministero dell'Interno e dell'Agenzia delle Entrate, č stato il procuratore aggiunto Pietro Saviotti.
Le investigazioni private finite nel mirino degli inquirenti riguardavano incaricati sollecitati da clienti interessati ad accertare infedeltā coniugali o ad acquisire informazioni per motivi professionali. Gli illeciti, secondo la procura, sarebbero consistiti nell'installazione abusiva di microspie all'interno di auto ed abitazioni, la modifica dei telefoni cellulari, l'uso di apparecchiature in grado di carpire dati informatici e la videosorveglianza di luoghi di lavoro con telecamere nascoste.
I fatti contestati, che portarono anche all'arresto di 17 indagati, fanno riferimento a un periodo compreso tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008.
