C’è un filo conduttore che lega il caso
Google-Cina a quello - appena scoppiato - fra
Research In Motion (Rim) e i
Governi di Emirati Arabi Uniti e
Arabia Saudita. È il filo della Rete più grande del mondo, quel
World Wide Web che ci appare ogni giorno di più come il centro nevralgico della comunicazione planetaria.
Tutto ormai passa da Internet: dalle comunicazioni personali a quelle di affari, dalla ricerca scientifica ai piani terroristici. Per un Governo avere il controllo sul Web significa avere il controllo su una buona fetta della vita sociale della nazione. E se Pechino pretende di filtrare i contenuti del motore di ricerca più diffuso al mondo, le autorità saudite vogliono le chiavi di cifratura di tutte le comunicazioni generate dai
Blackberry. A differenza dei concorrenti, infatti, i dispositivi della Mora non permettono agli operatori locali di gestire le informazioni che transitano sui propri servizi Web (posta, Internet, Messenger e via dicendo). Tutto viene spedito nei server proprietari della società, in Canada, impedendo qualsiasi forma di controllo esterno.

Da qui l’out-out degli Stati Arabi: accesso ai contenuti o dal prossimo mese di ottobre tutto il traffico di tutti i Blackberry che transitano sul territorio dei due Paesi (compresi quelli dei turisti) verrà bloccato.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a quanto pare, sarebbe stata una manifestazione organizzata attraverso l’Istant Messaging dei Blackberry da un gruppo di attivisti per protestare contro l’aumento dei prezzi del petrolio. Un’esagerazione? Per il portavoce del dipartimento di Stato americano, Pj Crowley, lo è sicuramente: “Noi crediamo che limitare l’uso di tecnologie nel 21esimo sia una mossa nella direzione sbagliata”.
La direzione di cui parla Pj Crowley si chiama censura, l’unica arma a disposizione di molti Stati per esercitare la forma più estrema di controllo, quella del blocco dei contenuti. Del resto, altri casi oltre a quello già citato di Google in Cina (la censura di YouTube in Turchia, ad esempio, o il blocco di Facebook in Pakistan per via di contenuti anti-islamici), sono lì a dimostrare che i rapporti fra i padroni del Mondo e quelli delle nuove tecnologie corrono ormai su un filo sottilissimo.
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