Roma – Dopo le innumerevoli bordate sofferte da
Research In Motion, in India stanno per vedersela con il governo anche due giganti:
Google e
Skype.

Secondo l’agenzia AFP, quello che è il più grande operatore VoIP del mondo, nonché lo stesso gigante del Web, saranno posti sotto stretta osservazione da parte delle autorità e saranno invitati ad adeguarsi alle normative, pena la censura totale.
L’agenzia specifica chiaramente che la richiesta di poter monitorare le comunicazioni è da considerarsi estesa alle
VPN (Virtual Private Network): in sostanza, lo stesso quadro che si è prospettato per lo scenario del
BlackBerry.
Le intimazioni sono state inviate la scorsa settimana e i tempi per adempiere sono piuttosto ristretti: come per RIM, alla quale sono stati lasciati 60 giorni per adeguarsi mentre le agenzie esaminano la situazione, anche i due giganti subiranno lo stesso trattamento.
Per RIM c’è la proposta, in verità ipotizzata anche personalmente da chi scrive, di piazzare un server BlackBerry proprio in India, così da facilitare l’operazione.
Di certo non è un buon auspicio per BigG, che proprio la scorsa settimana ha aperto i battenti al proprio servizio VoIP, accessibile all’interno di Google Mail.
Circostanze come queste, osservano gli esperti, potrebbero facilitare operazioni al momento in pectore come la ventilata ipotesi, a seguito della relativa OPA, di acquisizione di Skype da parte di Cisco.
Di certo la vicenda evidenzia un notevole aggravio delle manifestazioni censorie a carattere generale nel paese, il quale – questo va ricordato – è la seconda nazione più popolosa del mondo e rappresenta, dunque, un mercato di certo non trascurabile.
Cina docet?
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