NEW YORK (30 giugno) - Saranno anche stati addestrati per anni, saranno anche costati un sacco di soldi all’Intelligence russa, ma le undici “spie” catturate dall’Fbi domenica sera non erano proprio delle cime. Anzi, a sentire un esperto americano, erano degli inetti, e anche pigri.

Gli errori che hanno commesso sono da abc dello spionaggio. Ad esempio, quando nel 2006 l’Fbi ha compiuto un’ispezione segreta nella casa di ”Richard Murphy” ha trovato la password che le spie dovevano usare in ogni loro comunicazione con l’intelligence russa: il fantomatico Richard non aveva neanche avuto la pazienza di impararla a memoria, e se l’era appuntata accanto al computer! Gli stessi inquirenti americani sembrano riconoscere che gli undici non erano dei veri James Bond, tant’è che non li hanno incriminati per spionaggio, ma per «mancata registrazione come agenti di un governo straniero». In altre parole: erano degli illegali. E a differenza delle spie dei tempi passati, che sono finite in prigione per decenni, al massimo si faranno cinque anni di carcere.
Comunque sia, Mosca ha reagito con indignazione all’arresto dei suoi 11 “agenti”, negando ogni cosa, e lamentando che gli arresti riportano a galla la mentalità della Guerra Fredda. Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha anzi sarcasticamente commentato che l’Fbi ha agito «con particolare raffinatezza», di fatto insinuando che il momento scelto per gli arresti non sia casuale e sia mirato a far riprecipitare nel gelo i rapporti fra i due Paesi quando invece il presidente Barack Obama e il collega russo Dmitri Medvedev continuano nel loro sforzo di riavvicinamento, tanto che di recente sono andati a pranzo insieme, conversando da amici. Vladimir Putin, che del Kgb fu agente prima di diventare presidente e poi primo ministro, ieri lo ha detto senza peli sulla lingua: «Speriamo che i rapporti fra i due Paesi non ne rimangano danneggiati».
Secondo le ricostruzioni, il programma di “infiltrazione profonda” della società americana doveva portare gli agenti a diventare vip inseriti nei circoli “che contano”, con contatti importanti, in grado sia di trovare informazioni confidenziali, sia di influenzare la politica americana. Il programma sembra sia in fase di realizzazione anche in altri Paesi, anche se non viene specificato quali. Gli esperti americani sostengono che l’Svr, che ha preso il posto del Kgb, ha moltissimi fondi disponibili per questo tipo di operazioni. Certo, non sembrano avere avuto molti concreti successi. Ma quanto al copione, non c’è nulla da invidiare ai classici romanzi di spionaggio: le “talpe” ad esempio dovevano riconoscersi ricorrendo a frasi in codice, tipo «Non ci siamo incontrati a Bangkok l’anno scorso in aprile?», con la risposta «Non credo fosse aprile, penso che fosse in maggio in Thailandia».
Passaporti falsi, identità rubate a cittadini americani deceduti da decenni, borse di soldi lasciate sepolte in luoghi convenuti, documenti con inchiostro invisibile, comunicazioni via radio a onde corte, fotografie pubblicate in internet con messaggi cifrati, scambi di valigette lungo scale mobili alle stazioni: non ci mancava nulla degli elementi dello spionaggio classico, l’unica cosa che mancava erano quelle informazioni confidenziali che i russi cercavano. Il gruppo, composto di tre coppie che dovevano vivere la loro vita come se fossero state vere famiglie - facendo anche figli - e di tre agenti liberi, fra i quali anche una donna di rara bellezza, non sono stati in grado di raggranellare che informazioni di scarsa importanza, e al massimo sono diventati amici di scienziati: ma in America tutti possono diventare amici di qualche scienziato, il difficile sarebbe poi convincerli a comunicarti le formule segrete, che difatti nessuno degli undici è riuscito procurarsi.
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